Nel cuore di Gorgonzola, a sud del Naviglio della Martesana, sorge la monumentale Villa Busca Sola Cabiati, un tempo residenza di campagna della nobile famiglia Serbelloni, signori del borgo. Questo imponente complesso architettonico, sorto nel XVI secolo, è oggi uno dei principali luoghi identitari della città, ricco di storia, cultura e fascino.

Origini cinquecentesche e sviluppo nobiliare
La villa nacque intorno alla metà del Cinquecento per volontà di Gabrio Serbelloni, illustre uomo d’armi e “Grande di Spagna”. Il nucleo originario fu probabilmente edificato nel 1571, data riportata sul portale bugnato del corpo signorile, impreziosito dallo stemma di famiglia. Bartolomeo Taegio, nel suo Dialogo sulle ville del Milanese (1559), già ne citava l’esistenza, confermando la sua importanza nel panorama lombardo dell’epoca.
Una residenza estesa e strategica
Il complesso è articolato in più corti che si estendono lungo il Naviglio, secondo una tipologia a case in linea, con due corpi paralleli e corte interna. Accanto alla parte residenziale, vi erano stalle, fienili, magazzini e abitazioni funzionali alla vasta azienda agricola che la villa dominava. L’intera struttura è frutto di ampliamenti e modifiche avvenuti in diverse epoche, che ne hanno arricchito l’aspetto e la funzione.

La torre del Barbarossa e il passaggio sul Naviglio
Elemento simbolico e visivamente dominante è la torre belvedere, nota anche come torre del Barbarossa. Alta, a pianta quadrata, articolata su quattro livelli, presenta finestre strombate in stile medievale che lasciano filtrare pochissima luce, mantenendo l’interno in una penombra suggestiva. L’ultimo piano ospita un locale con pavimento in cotto lombardo e affacci su tutti i lati. Un tempo torre difensiva, venne inglobata nel complesso e collegata al palazzo tramite passaggi ancora oggi visibili.
Curiosità: la scala interna conta 125 gradini, di cui gli ultimi 14 a chiocciola. Fino a pochi anni fa, il tetto rosso era sormontato da una banderuola segnavento.


Il giardino: dal rigore all’eleganza romantica
In origine, il giardino della villa seguiva un impianto all’italiana, con viali ortogonali, statue e un grande rondò centrale, secondo un disegno geometrico e ordinato. Ma nel 1808 subì una profonda trasformazione grazie all’intervento dell’architetto Simone Cantoni, che lo riplasmò secondo i canoni del giardino all’inglese. Sparirono le simmetrie, lasciando spazio a collinette, un lago con imbarcadero, finte grotte, tempietti e rovine, in linea con la moda romantica del tempo. Oggi il parco, seppur ulteriormente modificato, fa parte della rete dei giardini storici ReGiS.
Nel 1967, il giardino è diventato parco pubblico, aperto a tutti i cittadini. Il suo valore non è solo estetico, ma anche identitario e sociale.


Una dimora ricca di storia
Nel corso dei secoli, la villa ha ospitato importanti figure storiche: Giuseppe Parini, che fu per sette anni precettore del giovane Gian Galeazzo Serbelloni; Napoleone III, che vi stabilì il suo quartier generale alla vigilia della battaglia di Solferino nel 1859; e lo stesso duca Serbelloni, mecenate e sostenitore del pensiero giacobino.
Un luogo vivo della comunità
Nel 1983, parte del complesso rustico fu recuperato per ospitare la biblioteca civica Franco Galato, confermando la vocazione culturale del sito. Oggi sono in corso interventi di restauro conservativo per riqualificare ulteriori sezioni della villa e del parco, con l’obiettivo di restituire alla città un patrimonio architettonico di straordinario valore, senza tradirne la memoria storica.
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